Pescocostanzo città nobile, con grossi patrimoni fondati sulla pastorizia, fu glorioso centro artigiano nei secoli dello splendore. Dei suoi ferri battuti rimangono insigni esempi nella Collegiata. Si pretende che i vecchi maestri avessero un loro segreto, e mescolassero succhi d’erbe delle montagne al ferro fuso rendendolo così più cedevole come una pasta agli estri della fantasia. Vi è chi si è posto a ricercare queste ricette oggi perdute per riportare il ferro a prodezze virtuose divenute impossibili. Fiorì a Pescocostanzo quel merletto abruzzese che, qui e specialmente a L’Aquila, giunse a una perfezione non inferiore a quella di Venezia e di Valenciennes. È incerto come questa arte sia giunta in Abruzzo; forse dal Settentrione, ma forse direttamente dalla Turchia. A Pescocostanzo è rinata la scuola del merletto, e ho visto ragazze e bambine con le dita annaspanti sulle fila del tombolo. È un lavoro che attrae ancora le donne di queste parti, dove le cento lire hanno conservato un valore. L’arte del merletto può rifiorire in Abruzzo, perché l’abilità rimane. (...) Pescocostanzo fu anche nido di orafi. La guerra ha disperso molte delle loro opere migliori. (...) La graziosa Scanno (...). In molte piccole botteghe si ha la prova dell’attitudine di questi artigiani noti ad eccellere come sarti. Sono questi infatti i vivai nei quali crebbero i migliori tagliatori per uomo delle nostre città; anche quelli che restano non sono sarti di villaggio. Guido Piovene Viaggio in Italia Milano 1957.
A Pescocostanzo, presso Palazzo Fanzago antico convento di clausura, è ospitato il museo del merletto. A Palazzo del Governatore ha sede la Scuola Comunale di Merletto a tombolo, finanziata con una specifica legge regionale dove i ragazzi possono seguire lezioni gratuite da giugno a settembre.
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