È un piatto tradizionale legato alla grande presenza dei legumi nell’alimentazione di un tempo, caratterizzata da pietanze dall’elevato apporto calorico in particolar modo quando queste rappresentavano l’unico o il più importante pasto della giornata. La pasta fatta a mano è composta soltanto di acqua e farina (generalmente di grano tenero), stesa fino a un medio spessore e poi tagliata al coltello (da qui il nome) a strisce sottili di dimensione variabile da famiglia a famiglia o da zona a zona, generalmente 8-10 cm di lunghezza per 1 cm di larghezza. Per il condimento di questa pasta occorre fare un battuto di prezzemolo, lardo, pomodori, sedano, aglio, origano e cipolla da soffriggere in olio extravergine d’oliva con le cotiche tagliate a striscioline. Si aggiunge il soffritto all’acqua di cottura dei fagioli (una parte di essi verrà ridotta a purea), che saranno stati tenuti a bagno tutta la notte. Basteranno circa due minuti per far cuocere i taijarille a parte oppure insieme ai fagioli. A cottura ultimata si aggiunge un po’ di pecorino abruzzese e del peperoncino piccante. L’abbinamento di prodotti poveri come i fagioli e le cotiche di maiale per condire la pasta fatta in casa, in questo caso ‘li taijarille’, nel periodo invernale o dell’inizio primavera, è sempre stata consuetudine dell’area vestina, in provincia di Pescara, pur se diffuso su tutto il territorio regionale.
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